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Dic 1, 2012 - Senza categoria    3 Comments

La storia torna a ripetersi?

Il video, non vuole essere come un mezzo pubblicitario di un sistema che generò la perdita di molta vite umane.

Esso vuole solamente aggiungere un punto di vista. In europa abbiamo creato il sistema euro, naturalmente chi lo ha ideato ha avuto in mente come scopo finale, il popolo e cioè che esso avesse potuto trarre profitto da questa idea.

Personalmente credo che in tutto il pianeta ci si organizza o si aggiungono nuove idee in materia economica-finanziaria affinché sia il popolo a trarre i maggiori profitti.

La domanda che io mi pongo è, ci si riesce sempre a dividere i profitti delle nostre idee con la platea più numerosa (il popolo)?

Nov 30, 2012 - Senza categoria    No Comments

Incoerenza

Certo ammetto che la mia è una denuncia da italiano medio basso, con tutto quello che comporta in termini di chiarezza da un lato, ma anche di concretezza dall’altro, nel senso che fino ad oggi ho saputo garantire alla mia famiglia le cose essenziali con redditi bassi, perché non è detto che, con tutta la buona volontà possibile, sia facile addentrarsi in fatti che non si vivono in prima persona. Ed è per questo motivo che se io dovessi dare una ricetta per il mio paese, comincerei dall’essere coerente cambiando le cose che non possiamo permetterci o cambiando gli uomini che hanno fatto in modo che non ci permettessimo cose che io ritengo fondamentali. E molto importante essere chiari e quindi cosa sono quelle cose che non possiamo permetterci?

Lo stato (noi) non riesce a garantirci di essere tutti uguali davanti alla legge (tranne eccezioni). Tutti abbbiamo più o meno coscienza di questa anomalia, ma di fatto la scritta “la legge è uguale per tutti” continua ad essere impressa nei nostri tribunali.

 

Il lavoro, deve essere qualcosa di molto speciale per l’Italia tanto da essere menzionato nell’art. n. 1 , ma di fatto cosa vuol dire quest’articolo 1?. Io non riesco a trovare definizioni chiare ed inequivocabili nella nostra Costituzione, tranne naturalmente le eccezioni.

 

L’art. 2 ci dice che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, ma poi non ci dice quali. Non ci dice neanche che alcuni non diritti, a volte sono leggermente tollerati in nome della mancanza di denaro.

 

L’art. 4 recita questo: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

 

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Nella prima parte l’art. 4 e molto chiaro riconosce il lavoro come un diritto, tanto da fare in modo che sia reso effettivo.INCOERENZA-O-RISPARMIO-ENERGETICO-a29294876.jpg

Nella seconda parte e come se dicesse: noi il lavoro te l’ho troviamo ma tu non puoi rifiutarlo se è coerente con le tue possibilità.

Ma in Italia hanno tutti un lavoro? E garantito a tutti questo diritto?

Dico questo perché l’art. 28 sembra anche lui molto chiaro, quasi una continuazione a tutto ciò che parla di diritti in qualche modo tralasciati e recita così: I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

Ma allora cosa significa diritto? Ho voluto consultare un vocabolario, e queste sono le definizioni: che corrisponde a quanto stabilito per legge; complesso di norme imposte con provvedimenti legislativi o vigenti per consuetudine; il principio per cui ogni individuo deve essere messo in condizioni di conoscere la norma giuridica alla quale la sua azione è assoggettata, poiché diversamente, la norma non sarebbe un imperativo per l’azione, bensì coercizione pura e semplice.

Considerato che abbiamo appurato che diritto e sinonimo di qualcosa che spetta perché così ha stabilito la legge, considerato che il lavoro rientra in questa definizione di diritto perché mai nessuno in modo inequivocabile è intervenuto per scindere le responsabilità nei casi in cui questo diritto viene negato?

Mi spiego meglio, se ad una persona lo Stato trova  un lavoro, questo ha il dovere come recita l’art. 4 di svolgerlo se rientra nelle sue possibilità, c’è qualcuno che può dire di chi sono le responsabilità se questa persona è ancora disoccupato?

Noi per tanti anni, siamo stati complici, forse per paura e per convenienza dei fatti sopra descritti, cioè dell’incoerenza totale delle cose.

Nov 25, 2012 - Senza categoria    No Comments

Il popolo vuole un cambiamento? Rischiamo per primi.

piramide-potere-famiglie-più-ricche.jpgVenerdi 23 novembre la cassazione penale ” Beni dell’evasore fiscale confiscati in misura pari all’imposta evasa più le sanzioni”. Linea dura della Suprema Corte: la misura colpisce tutti gli averi dell’evasore.

Mi pare giusto se questa presa di posizione non avesse due pesi e due misure, tra l’altro chi evade e gode dei diritti e come se inzuppasse i suoi biscotti del tuo caffèlatte senza chiederlo.

Ma veniamo a quello che la popolazione potrebbe fare mettendosi in gioco in prima persona, magari una linea dura solo per qualche anno e dopo rimetterci sul nostro cammino.


Questa proposta vuole prendersi in carico di mettere sotto la lente d’ingrandimento le fondamenta o la struttura essenziale dello Stato.

A questo punto una domanda potrebbe sorgere spontaneamente e cioè, la nostra Costituzione è brutta? Al contrario, questa è la prima risposta che mi viene in mente. Ma allora cosa mi porta a fare una simile affermazione, credo che dopo 65 anni (la Costituzione, venne votata a scrutinio segreto il 22 dicembre 1947) è arrivato il momento di discernere l’atto statale avente forza di legge.

Ogni cosa che possiede l’uomo, materiale o morale più è preziosa più deve avere la possibilità di mantenere tale tesoro. A questo proposito vorrei fare un esempio: se una persona possiede il prezioso dono di essere onesto deve poter mantenerlo giorno dopo giorno e magari se a qualcuno davanti a lui gli cade una borsa che contiene un milione di euro, deve fare una scelta che lo porterà, a perdere il suo prezioso dono dell’onestà o a mantenerlo.

Gli italiani hanno avuto in dono una tra le più belle costituzioni che ci sono al mondo, in questi 65 anni la maggior parte della popolazione a detto chiaramente (non con le parole, ma con i comportamenti tenuti giorno dopo giorno, cosa che considero più grave),noi non riusciamo a gestire questo nobile e prezioso dono.

E quali sono i comportamenti per cui è stato detto di non saper mantenere tale dono.

L’Italia in meno di trent’anni fece due rovinose guerre e l’ultima fu una grande sconfitta, tuttavia il nostro paese si rialzò dignitosamente già dal 1962 faceva parte del gruppo G10, un organizzazione che riuniva i paesi economicamente più importanti sul pianeta e dal G7 che nacque nel 76 ed era formato dai paesi più industrializzati del momento.

Quell’Italia, per fortuna, per carattere o per una buona classe dirigente c’è l’aveva fatta.

Quell’Italia che aveva messo prima di ogni cosa l’uomo, perché credeva che con il buon senso o la voglia di affrontare un cammino dignitoso, avrebbe saputo sciogliere i suoi nodi al momento opportuno.

E invece col passar del tempo si cominciavano a delineare atteggiamenti (col senno di poi prevedibili)  che danneggiavano il motore del paese.

L’uomo degli anni 70/80 è un uomo diverso è un uomo che ha perso lo sguardo di chi vuole farcela. Perché questo cambiamento, cosa è successo? E successo che quell’uomo si sente infallibile, quell’uomo non accosta a quella costituzione a quelle fondamenta supporti logistici affinché questo momento crei stabilità a lungo termine.

No quell’uomo e mi riferisco a tutti, ha rosicchiato, spolpato ognuno dalle proprie posizioni quel dono dal valore inestimabile che è la Costituzione usandola a suo uso e consumo, naturalmente più alte sono le posizioni nella piramide della società e più grandi sono le responsabilità acquisite. Adesso è il momento di pagare.

Eccoci arrivati ai nostri giorni, ci ritroviamo tutti nella piramide sociale sotto una coperta che non riesce a coprire la sua base. Ancora una volta gli inquilini dei piani alti essendo i più agevolati sfornano soluzioni per allargare il perimetro della coperta, ma lo fanno rimanendo nelle loro medesime posizioni. Succede che ancora una volta i comportamenti umani lasciano trasparire qualcosa, e nello specifico ci dicono che loro non sono in grado di risolvere i problemi per tutti. E allora?

E allora è il popolo che ha il triste compito di risolvere o almeno di tentare di risolvere questa, insostenibile situazione.

Credo che qualcosa stia cominciando, si comincia a parlare di democrazia dal basso, sinceramente io qualche perplessità c’è l’ho, ma non ho dubbi che sia la strada da intraprendere.

Vi ricordate che all’inizio si parlava di un dono prezioso che possediamo, ebbene è il momento che vendiamo i gioielli di famiglia. E se a farsi carico del cambiamento, come tanto si dice è il popolo (democrazia dal basso) è il popolo che deve investire per prima.

Qui viene la parte più difficile.

Il popolo deve vendere e non svendere i propri DIRITTI. Come? In questo momento l’Italia non può mantenersi i cosiddetti diritti sul lavoro (e un discorso di coerenza, l’Italia non riesce a garantire, parte dei diritti fondamentali scritti solennemente nella Costituzione). L’imprenditore faccia il suo mestiere, lo Stato il suo. Abbiamo una magistratura che sul piano civile è in ritardo anni luce con altri paesi industrializzati. Qualsiasi controversia tra lavoratore e il suo datore avrà un attesa estenuante. Quindi se l’imprenditore vuole licenziare può farlo per qualsiasi motivo, deve però garantire al lavoratore un periodo di preavviso stabilito prima pagato, dopo entrerà in gioco lo Stato, che non lascerà a reddito zero un suo cittadino. Il come lo vedremo dopo.

Tra l’altro non si capisce perché ci si può stancare di una moglie ci si può stancare dei figli e basta che continui a mantenere loro un reddito non c’è problema.

Voglio precisare che non sono un imprenditore sono stato sempre un dipendente ed ho messo per prima i sacrifici della classe sociale più bistrattata, perché quando si ha voglia di imprimere un cambiamento bisogna mettersi in prima fila.

 

La ricchezza privata italiana sfiora i 9000 miliardi 4 volte e più il debito pubblico. Vi ricordate di sopra, “tutti abbiamo rosicchiato e spolpato, ognuno dalle proprie posizioni quel dono inestimabile che è la Costituzione usandola a suo uso e consumo, naturalmente più alte sono le posizioni nella piramide della società e più grandi sono le responsabilità acquisite”.

Questo è un dato della banca d’Italia e non di un povero: in Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all’incirca equivalente a quella di tre milioni di italiani poveri.

 

Ora se noi (popolo) riusciamo, prima di tutto a sedere nelle alte sfere delle istituzioni, riusciamo a far emergere le responsabilità dal punto di vista giuridico della classe dirigente, attuale e passata, (considerato che dal punto di vista reale sono sotto gli occhi di tutti), riusciamo a responsabilizzare le migliore figure della giurisprudenza italiana, potremmo togliere con una patrimoniale vera ed autentica il 10/12% di 5000 miliardi dei più ricchi d’Italia. Quale strumento potrebbe darci questa opportunità? La legge. La sentenza della corte costituzionale 311/2009 ha evidenziato che, se ricorrono ragioni imperative di interesse generale, una legge retroattiva può essere legittimata.

Il problema sta nel comprendere chiaramente quando ricorrono “ragioni imperative di interesse generale”.

Io faccio questa analisi, se il nostro paese, che come abbiamo detto prima fin dagli anni 60 faceva parte delle maggiori organizzazioni internazionali prima ancora della ricca Svizzera, non si è aggiornato ai tempi, non avendo ricchezza pubblica o non godendo di buona fama internazionale, tanto che questa crisi ci ha fatto scivolare agli ultimi posti di qualsiasi classifica internazionale. Se così è stato non può non esserci un evidente responsabilità di tutte le alte cariche che hanno guidato l’Italia negli ultimi 30/35 anni.

Il nostro è un paese ridotto all’immigrazione anche le figure che lo stato ha contribuito a istruire e formare, sono costretti ad andare fuori dall’Italia per lavorare, come accadeva dopo la seconda guerra mondiale, ma in quel caso qualcuno ci aveva prima invasi e poi liberati. Ai nostri giorni non c’è stata nessuna invasione con carri armati aeri o altro, ma se invasione silenziosa è avvenuta , è stata possibile grazie a quelle figure che hanno  aperto la porta dall’interno ad una elite finanziaria.

E a queste figure che gli italiani devono dedicare la loro concentrazione senza indulgenza, nei confronti di chi a portato nelle mani di pochi, ricchezze che appartenevano a tutti.

Se si riesce a dimostrare questo, l’Italia potrà riappropriarsi di un bene che sfiora i 5/600 miliardi. Certo mi pare logico che nessuno vorrebbe farsi togliersi di mano le proprie ricchezze.

Se è per questo neanche Berlusconi vorrebbe ridare mezzo miliardo di euro a De Benedetti, ma è bastato far emergere un reato (reale) e prima un giudice e dopo la corte di appello (che ha fatto un leggero sconto alla cifra di 750 milioni) sono riusciti a togliere  dalle mani, almeno giuridicamente, questa grossa cifra ad un imprenditore.

Alla fine qualcosa si deve fare per dare slancio agli italiani e si deve fare all’italiana usando il cervello e non la forza.

 


Nov 15, 2012 - Senza categoria    No Comments

La tecnologia può aiutarci nella raccolta differenziata?

Tecnologia e raccolta differenziata.jpg Alcuni mesi fa ho scritto ad una azienda multinazionale norvergese,leader mondiale nella vendita di macchiari per la raccolta differenziata. L’ email da me inviata è stata indirizzata ad un direttore generale della TOMRA, e solo dopo due giorni mi ha risposto, prima di tutto ringraziandomi per aver avuto interesse per la loro azienda e indicandomi una loro consessionaria esclusiva nell’Italia meridionale e precisamente in Campania, allegandomi addiruttura il numero di cellulare di un responsabile. Spesso ci capita di vedere su you tube video dedicati alla raccolta differenziata di bottiglie in pet o lattine. Parte di questi video arrivano dal “civilissimo” nord Europa riuscendo a stupire gli internauti. Da due settimane si sono svolti le elezioni in Sicilia ed il risultato che è venuto fuori da questa gara elettorale è: il Movimento 5 Stelle primo partito nell’isola. Allora mi dico, si è parlato tanto di rifiuti perché non provare a chiedere una mano alla tecnologia incentivando la buona volontà? Voglio dire che una commissione dell’assessorato regionale all’ambiente siciliano potrebbe consigliare (moral suasion) i grandi marchi di ipermercati nella regione ad attrezzarzi comprando questi strumenti che riciclano pet e lattine. Gli investitori in queste tecnologie potrebbero parzialmente abbattere i costi posizionando pannelli pubblicitari in questi macchinari di raccolta e poi potrebbero contare su maggiori afflussi di clienti che avrebbero la possibilità di avere piccoli sconti sulle bottiglie e lattine inserite negli appositi raccoglitori. Stesso discorso potrebbe essere fatto ai distributori di carburante, dove i clienti inserendo 20 – 30 bottiglie potrebbero avere un caffe gratuito o ogni tot di riciclo di lattine o bottiglie un litro di carburante. L’idea si potrebbe estendere ai stabilimenti balneari, ogni 5/6 lidi dovrebbero attrezzarsi di riciclatori di lattine o bottiglie. Anche gli stadi comunali dovrebbero attrezzarsi e fare sconti ai riciclatori sugli eventi sportivi. Naturalmente i proprietari dei raccoglitori rivenderebbero le lattine o la plastica ai consorzi addetti al riciclo. Noi in Sicilia siamo neanche al 10% di differenziata l’investimento di un po di milioni di euro potrebbe aiutarci ad entrare nell’ottica che l’immondizia conviene riciclarla. L’altra alternativa sarebbe crearne di meno.

Nov 15, 2012 - Senza categoria    No Comments

Reddito di Cittadinanza

RMG.pngCos’è un reddito di cittadinanza? Il reddito di cittadinanza, chiamato anche reddito minimo garantito è una forma di sostegno economico che fa parte di una visione politico-economica attuata nell’ Unione Europea. Viene anche configurato come uno strumento volto alla ridistribuzione della ricchezza.

Una proposta nobile e allo stesso tempo costosa, cambierebbe in modo epocale la storia dell’Italia, dandoci la possibilità di avvicinarci al modello sociale europeo e allontanarci dal modello statunitense.

Quanto costerebbe il reddito di cittadinanza? Da subito escluderei la cifra di 1000 euro al mese per due motivi, quello finanziario e poi ricordiamoci che in Italia molte persone lavorano per 800/900 euro al mese e non sarebbe giusto nei loro confronti. Parlo di 1000 euro perchè il Movimento 5 Stelle, il movimento fondato di Beppe Grillo, di queste cifre aveva parlato nella campagna elettorale in Sicilia. Ed infatti questi sono i numeri:  dalle ultime rilevazioni la Sicilia conta quasi 600.000 disoccupati se gli si mettessero in tasca 450 euro per 12 mensilita ci vorrebbe una copertura finanziaria di 3 miliardi e 240 milioni l’anno. A livello nazionale la copertura finanziaria salirebbe a 43 miliardi e 200 milioni l’anno. La Sicilia non è una regione ricchissima in termini di pil, fa meno della metà della Lombardia, ma è una regione a statuto speciale e alcuni articoli dello statuto siciliano fanno la ricchezza dell’isola. Conclusioni, trovare le risorse per istituire il reddito di cittadinanza (non sarà facile, ma bisogna avere chiaro che non si sta promuovendo niente di speciale, il reddito di cittadinanza esiste in tutta la l’Europa ad esclusione della Grecia e l’Italia, fonte : http://it.wikipedia.org/wiki/Reddito_di_cittadinanza). 

L’obbiettivo è di mantenere quello che il movimento 5 stelle ha detto nelle piazze siciliane e dire a tutto il paese che si può fare. Dimenticavo sottilineare, che i fruitori del reddito di cittadinanza, acquisirebbero il diritto dovere, di mettere a disposizione di tutta la comunità 20 ore mensili, che coordinati in maniera equa darebbero il via ad opere di pubblica utilità. Per fare un esempio: rimboschimento,cure allo spazio verde in città, pulizie straordinari delle nostre spiagge con vigilamento costante, liberare le città dalle pubblicità abusive, insomma tutto questo dovrebbe servire per arricchire qualitativamente i posti in cui viviamo, per presentarci nel miglior modo possibile a chi decide di conoscere le nostre zone. Personalmente credo che l’eventuale energia impiegata in questa nobile proposta, porterebbe il movimento 5 stelle al 50% di elettori alle prossime politiche.

Ago 30, 2012 - Senza categoria    No Comments

E strano pensare che il rimedio sta nel fallimento

L’Argentina ha finito di pagare il suo debito.
A poco più di dieci anni dal default, un crack del valore di oltre 100 miliardi di dollari, Buenos Aires ha onorato l’impegno preso con i detentori delle obbligazioni che in seguito a quella crisi e si trasformarono in carta straccia. Con il Corralito, il nome con cui vennero etichettate le misure economiche adottate dal ministro dell’Economia Domingo Cavallo a fine 2001 per tamponare gli effetti  della crisi, si cercò di porre un freno alla corsa agli sportelli congelando i conti bancari e proibendo il prelievo dai conti in dollari americani.

I risparmiatori si trovarono allora di fronte a due scelte: convertire i depositi in pesos – una valuta dal valore crollato – per accedere a quanto era rimasto dei risparmi, oppure accettare in cambio il titolo Boden 2012 in valuta Usa, un pezzo di carta che conteneva la promessa che il governo avrebbe ripagato l’ammontare in dollari nel corso dei 10 anni successivi. Il Corralito venerdì è stato definitivamente sepolto dal pagamento dell’ultima tranche del debito.

“Non è un giorno qualsiasi nella storia del calendario delle scadenze del debito pubblico”, ha detto il giorno prima il ministro dell’economia Hernan Lorenzino, ricordando che quel nome “è stato il simbolo della peggior crisi economica e sociale della quale abbiamo memoria”. Durante le celebrazioni, giovedì, del 158esimo anniversario della Borsa di Buenos Aires, anche la “presidenta” Cristina Fernandez ha voluto celebrare questa pietra tombale messa sul debito argentino: “Non ho avuto nulla a che vedere con tale passo (le misure economiche del 2001-2002, ndr), ma con il pagamento dell’ultima quota del Boden saremo più liberi”, ha affermato.

Ma se non fu l’attuale capo di Stato a decidere l’istituzione di quei titoli, sono stati lei e il defunto marito e predecessore, Nestor Kirchner, a promuovere e portare avanti la politica di ‘sdebitamento’ che ha portato l’Argentina a onorare il suo debito con i risparmiatori attraverso la ristrutturazione, con tagli del 70% del debito estero (accettata dal 96% dei possessori di bond) e l’estinzione, con le riserve nazionali, dei circa 10 miliardi di dollari dovuti all’Fmi.

Una politica che ha tirato fuori l’Argentina dalla palude dell’indebitamento facendola diventare una potenza economica in costante crescita. Il pagamento del debito, ha affermato Cristina, “ci ha assicurato una indipendenza immensa dall’attività dei mercati”. Un’esperienza che dovrebbe insegnare qualcosa ai Paesi che oggi in Europa,vivono una crisi che ricorda molto da vicino quella che portò al default di Buenos Aires. Lo ha sottolineato la stessa “presidenta”, che ha messo in guardia il Vecchio Continente: “C’è una incredibile crisi speculativa (nel mondo, ndr) come poche volte si è vista, causata da una crisi che noi conosciamo bene”.

Un fatto che “non conosce precedenti, sono fuggiti dalla Spagna capitali per 200miliardi di dollari, Francia e Germania nella terza settimana del mese hanno collocato il debito allo 0,007 a tre mesi e dopo, la settimana successiva, lo hanno portato allo 0,003 per cento (…) questo per pagare la gente, per fargli tenere i soldi nelle banche”, ha sottolineato Cristina, puntando il dito contro i colossi finanziari responsabili della crisi, quella che 11 anni fa colpì l’Argentina e quella che oggi attanaglia l’Europa. Da Buenos Aires arriva un segnale, un avvertimento all’Europa. Ma soprattutto viene un insegnamento: il modello argentino ha avuto successo, e in un contesto di crescita economica e di rafforzamento delle reti di protezione sociale, senza l’imposizione delle misure di austerity che oggi stanno invece mettendo in ginocchio i popoli europei.

Fonte:www.disinformazione.it

Una storia non uguale ma che ha delle buone similitudini viene da un paese del nord e precisamente l’ISLANDA.

Valutate voi stessi per vedere quale potrebbe essere il male minore, un debito senza fine  pensate a qualcosa di molto più piccolo un negozio, una famiglia o una persona indebitata che non riesce a pagarsi il suo debito senza volerlo.

O un cambio di marcia cambiando le regole in corso d’opera, con la motivazione che se si mantengono queste regole del gioco milioni di persone perderanno la propria tranquillità in termini economici; tutto questo a favore migliaia di persone che si vedrebbero più ricchi da un giorno all’altro.

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