Mar 20, 2013 - Senza categoria    No Comments

Il debito e la ricchezza italiana

Il debito pubblico italiano al momento in cui scrivo, ha questa cifra 2.032.205.850.644 euro.

Poi c’è un’altra definizione, ed è debito pubblico pro capite, quello che ha ogni italiano neonati compresi, e ammonta a 33.745 euro.

C’è un’altro dato che volevo inserire, ed è la ricchezza privata degli italiani. La banca d’Italia, in un rapporto del 2012 “Ricchezza e disuguaglianza in Italia” di Giovanni D’Alessio, dice che, nel 2010 la ricchezza complessiva delle famiglie era pari a circa 8.638 miliardi di euro. Ci dice che la ricchezza di 10 ricconi italiani corrisponde a quella di tre milioni di poveri. 

Il 10% delle famiglie più ricche possiede oltre il 40% della ricchezza netta. In vent’anni (1987 – 2008) a pagare il prezzo maggiore sono state le famiglie operai che hanno registrato una caduta nei livelli di ricchezza media del 15%. Perdono qualcosa anche le famiglie dei liberi professionisti e imprenditori. La categoria che mette a segno un netto miglioramento dei livelli medi di ricchezza è quella dei pensionati. 

Possiamo dire che il debito pubblico è di tutti, ripartito in parti uguali. La ricchezza invece di chi con la sua capacità, in base alla società di appartenenza o alla propria rete di conoscenza è di chi l’ha accumulata.

Tra il 9 e il 10 luglio del 1992 l’allora governo Amato, prese il 6 per mille da ogni deposito bancario, prelievo forzoso che serviva per entrare nell’euro. Possiamo sintetizzare che l’entrata nell’euro in quel momento era vista come una grande opportunità per l’Italia, quindi si potrebbe anche parlare di “ragioni imperative di interesse generale”.

All’epoca ci fu molto scalpore per la decisione del governo Amato, ma come tutti sappiamo il tempo è la migliore medicina.

Il problema dal mio punto di vista non è il prelievo forzoso per un interesse generale, ma è il metodo e cioè il 6 per mille di tutti i depositi bancari. Quasi a non tenere conto dell’articolo 53 della Costituzione che recita “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.

Ora qui siamo nel momento delle priorità. Considerato e prendendo atto che l’Italia negli ultimi trent’anni è stata mal governata, occore avere: un cambio radicale con poche regole semplici per i nostri politici e classe dirigente. Questo enorme debito pubblico, va ridimenzionato con una piccola patrimoniale, in virtù della capacità contributiva e della ricchezza accumulata. E trovare il modo per far rientrare in mano italiane il debito pubblico, a questo punto mi pare che queste sono anch’esse “ragioni imperative di interesse generale”. Quindi va fatto quello che c’è da fare, il tutto accompagnato da una nuova visione politica.



Il debito e la ricchezza italianaultima modifica: 2013-03-20T09:42:00+00:00da evitamina
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