Nov 25, 2012 - Senza categoria    No Comments

Il popolo vuole un cambiamento? Rischiamo per primi.

piramide-potere-famiglie-più-ricche.jpgVenerdi 23 novembre la cassazione penale ” Beni dell’evasore fiscale confiscati in misura pari all’imposta evasa più le sanzioni”. Linea dura della Suprema Corte: la misura colpisce tutti gli averi dell’evasore.

Mi pare giusto se questa presa di posizione non avesse due pesi e due misure, tra l’altro chi evade e gode dei diritti e come se inzuppasse i suoi biscotti del tuo caffèlatte senza chiederlo.

Ma veniamo a quello che la popolazione potrebbe fare mettendosi in gioco in prima persona, magari una linea dura solo per qualche anno e dopo rimetterci sul nostro cammino.


Questa proposta vuole prendersi in carico di mettere sotto la lente d’ingrandimento le fondamenta o la struttura essenziale dello Stato.

A questo punto una domanda potrebbe sorgere spontaneamente e cioè, la nostra Costituzione è brutta? Al contrario, questa è la prima risposta che mi viene in mente. Ma allora cosa mi porta a fare una simile affermazione, credo che dopo 65 anni (la Costituzione, venne votata a scrutinio segreto il 22 dicembre 1947) è arrivato il momento di discernere l’atto statale avente forza di legge.

Ogni cosa che possiede l’uomo, materiale o morale più è preziosa più deve avere la possibilità di mantenere tale tesoro. A questo proposito vorrei fare un esempio: se una persona possiede il prezioso dono di essere onesto deve poter mantenerlo giorno dopo giorno e magari se a qualcuno davanti a lui gli cade una borsa che contiene un milione di euro, deve fare una scelta che lo porterà, a perdere il suo prezioso dono dell’onestà o a mantenerlo.

Gli italiani hanno avuto in dono una tra le più belle costituzioni che ci sono al mondo, in questi 65 anni la maggior parte della popolazione a detto chiaramente (non con le parole, ma con i comportamenti tenuti giorno dopo giorno, cosa che considero più grave),noi non riusciamo a gestire questo nobile e prezioso dono.

E quali sono i comportamenti per cui è stato detto di non saper mantenere tale dono.

L’Italia in meno di trent’anni fece due rovinose guerre e l’ultima fu una grande sconfitta, tuttavia il nostro paese si rialzò dignitosamente già dal 1962 faceva parte del gruppo G10, un organizzazione che riuniva i paesi economicamente più importanti sul pianeta e dal G7 che nacque nel 76 ed era formato dai paesi più industrializzati del momento.

Quell’Italia, per fortuna, per carattere o per una buona classe dirigente c’è l’aveva fatta.

Quell’Italia che aveva messo prima di ogni cosa l’uomo, perché credeva che con il buon senso o la voglia di affrontare un cammino dignitoso, avrebbe saputo sciogliere i suoi nodi al momento opportuno.

E invece col passar del tempo si cominciavano a delineare atteggiamenti (col senno di poi prevedibili)  che danneggiavano il motore del paese.

L’uomo degli anni 70/80 è un uomo diverso è un uomo che ha perso lo sguardo di chi vuole farcela. Perché questo cambiamento, cosa è successo? E successo che quell’uomo si sente infallibile, quell’uomo non accosta a quella costituzione a quelle fondamenta supporti logistici affinché questo momento crei stabilità a lungo termine.

No quell’uomo e mi riferisco a tutti, ha rosicchiato, spolpato ognuno dalle proprie posizioni quel dono dal valore inestimabile che è la Costituzione usandola a suo uso e consumo, naturalmente più alte sono le posizioni nella piramide della società e più grandi sono le responsabilità acquisite. Adesso è il momento di pagare.

Eccoci arrivati ai nostri giorni, ci ritroviamo tutti nella piramide sociale sotto una coperta che non riesce a coprire la sua base. Ancora una volta gli inquilini dei piani alti essendo i più agevolati sfornano soluzioni per allargare il perimetro della coperta, ma lo fanno rimanendo nelle loro medesime posizioni. Succede che ancora una volta i comportamenti umani lasciano trasparire qualcosa, e nello specifico ci dicono che loro non sono in grado di risolvere i problemi per tutti. E allora?

E allora è il popolo che ha il triste compito di risolvere o almeno di tentare di risolvere questa, insostenibile situazione.

Credo che qualcosa stia cominciando, si comincia a parlare di democrazia dal basso, sinceramente io qualche perplessità c’è l’ho, ma non ho dubbi che sia la strada da intraprendere.

Vi ricordate che all’inizio si parlava di un dono prezioso che possediamo, ebbene è il momento che vendiamo i gioielli di famiglia. E se a farsi carico del cambiamento, come tanto si dice è il popolo (democrazia dal basso) è il popolo che deve investire per prima.

Qui viene la parte più difficile.

Il popolo deve vendere e non svendere i propri DIRITTI. Come? In questo momento l’Italia non può mantenersi i cosiddetti diritti sul lavoro (e un discorso di coerenza, l’Italia non riesce a garantire, parte dei diritti fondamentali scritti solennemente nella Costituzione). L’imprenditore faccia il suo mestiere, lo Stato il suo. Abbiamo una magistratura che sul piano civile è in ritardo anni luce con altri paesi industrializzati. Qualsiasi controversia tra lavoratore e il suo datore avrà un attesa estenuante. Quindi se l’imprenditore vuole licenziare può farlo per qualsiasi motivo, deve però garantire al lavoratore un periodo di preavviso stabilito prima pagato, dopo entrerà in gioco lo Stato, che non lascerà a reddito zero un suo cittadino. Il come lo vedremo dopo.

Tra l’altro non si capisce perché ci si può stancare di una moglie ci si può stancare dei figli e basta che continui a mantenere loro un reddito non c’è problema.

Voglio precisare che non sono un imprenditore sono stato sempre un dipendente ed ho messo per prima i sacrifici della classe sociale più bistrattata, perché quando si ha voglia di imprimere un cambiamento bisogna mettersi in prima fila.

 

La ricchezza privata italiana sfiora i 9000 miliardi 4 volte e più il debito pubblico. Vi ricordate di sopra, “tutti abbiamo rosicchiato e spolpato, ognuno dalle proprie posizioni quel dono inestimabile che è la Costituzione usandola a suo uso e consumo, naturalmente più alte sono le posizioni nella piramide della società e più grandi sono le responsabilità acquisite”.

Questo è un dato della banca d’Italia e non di un povero: in Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all’incirca equivalente a quella di tre milioni di italiani poveri.

 

Ora se noi (popolo) riusciamo, prima di tutto a sedere nelle alte sfere delle istituzioni, riusciamo a far emergere le responsabilità dal punto di vista giuridico della classe dirigente, attuale e passata, (considerato che dal punto di vista reale sono sotto gli occhi di tutti), riusciamo a responsabilizzare le migliore figure della giurisprudenza italiana, potremmo togliere con una patrimoniale vera ed autentica il 10/12% di 5000 miliardi dei più ricchi d’Italia. Quale strumento potrebbe darci questa opportunità? La legge. La sentenza della corte costituzionale 311/2009 ha evidenziato che, se ricorrono ragioni imperative di interesse generale, una legge retroattiva può essere legittimata.

Il problema sta nel comprendere chiaramente quando ricorrono “ragioni imperative di interesse generale”.

Io faccio questa analisi, se il nostro paese, che come abbiamo detto prima fin dagli anni 60 faceva parte delle maggiori organizzazioni internazionali prima ancora della ricca Svizzera, non si è aggiornato ai tempi, non avendo ricchezza pubblica o non godendo di buona fama internazionale, tanto che questa crisi ci ha fatto scivolare agli ultimi posti di qualsiasi classifica internazionale. Se così è stato non può non esserci un evidente responsabilità di tutte le alte cariche che hanno guidato l’Italia negli ultimi 30/35 anni.

Il nostro è un paese ridotto all’immigrazione anche le figure che lo stato ha contribuito a istruire e formare, sono costretti ad andare fuori dall’Italia per lavorare, come accadeva dopo la seconda guerra mondiale, ma in quel caso qualcuno ci aveva prima invasi e poi liberati. Ai nostri giorni non c’è stata nessuna invasione con carri armati aeri o altro, ma se invasione silenziosa è avvenuta , è stata possibile grazie a quelle figure che hanno  aperto la porta dall’interno ad una elite finanziaria.

E a queste figure che gli italiani devono dedicare la loro concentrazione senza indulgenza, nei confronti di chi a portato nelle mani di pochi, ricchezze che appartenevano a tutti.

Se si riesce a dimostrare questo, l’Italia potrà riappropriarsi di un bene che sfiora i 5/600 miliardi. Certo mi pare logico che nessuno vorrebbe farsi togliersi di mano le proprie ricchezze.

Se è per questo neanche Berlusconi vorrebbe ridare mezzo miliardo di euro a De Benedetti, ma è bastato far emergere un reato (reale) e prima un giudice e dopo la corte di appello (che ha fatto un leggero sconto alla cifra di 750 milioni) sono riusciti a togliere  dalle mani, almeno giuridicamente, questa grossa cifra ad un imprenditore.

Alla fine qualcosa si deve fare per dare slancio agli italiani e si deve fare all’italiana usando il cervello e non la forza.

 


Il popolo vuole un cambiamento? Rischiamo per primi.ultima modifica: 2012-11-25T09:53:00+00:00da evitamina
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